1. Ogni tanto la magia
del passeggiare insieme
nella corte ombrosa
vanitosa ed agghindata
da una flora rigogliosa
fatta d’edera e limoni
di vari suoni
provenire dagli uccelli
da scolpiti fontanelli
concertar l’intero mondo,
e spezzar l’eterno sfondo
per lo spiaccicar di sasso
al divenir seppur discreto
d’un velato nostro passo.

2. Amico mio, tu non lo credi
ma cado e m’alzo e non lo vedi
all’udir l’educazione
di un parlare delicato
par di scorgere un dipinto
di parole disegnato,
ti conosco sol per questo
per quel modo saggio e fresco
di discorrer la menzione
d’esaltare la ragione
dominante in quel momento
e pur tener nell’altra mano
quel sapore irrazionale
è un sentir non arbitrario
d’equilibrio universale.

3. Quale gusto di pesare
su precisi bracci di bilancia!
Stremato e liberato
dai doveri di metafora
dal groviglio scompigliato
della logora coscienza
è d’esilio l’esistenza
se si spezza la memoria
se privati del ricordo
niente amore, niente gloria.
Uomo bestia
quanto t’odio quando
provi a proclamare
l’unicità della cultura
pare come d’affogare
in un brivido inquietante
come voce povera d’accento
o ancor meglio, delirante.

4. Amico mio,
ora v’è il seppellimento
delle cose della vita.
Quel che viene passeggiando
non è per dar ragione o fede
ma più un oscuro giro a vuoto
che meta più non vede
perché sol le cose insistono
perché sol le cose sanno
movente e modo
per cui esistono.

5. Triste ego ottuso ed accecato
dall’amore per noi stessi
coccolato e rafforzato
dal timore dell’ignoto
generato ed ideato
spacciatore della fede
che proponi e sovrapponi
l’io cosciente al suo riflesso
in un turbine ignorante
per un uomo altresì perfetto.
Quanto labili e raggianti
son color che si somigliano!
protetti e mondi all’occorrenza
vincolati dal ricatto
da dovuta penitenza.

6. Ogni tanto la magia
del passeggiare insieme
sereni in fronte al tempo
senza origine
un sentore già descritto
dalle linee equidistanti
rilasciate come traccia
come impronte di gitanti
calando il tono lo citasti
quel cieco amore per Battiato
e fu diverso il verso che rubasti
per valore incontrastato:
meglio viver vite parallele
non incontrarsi mai
che soprapporsi
per poi dividersi per sempre.